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Vi si arriva scendendo dal centro del paese lungo la strada asfaltata che costeggia la rupe ed apre sulla verdeggiante vallata. Eretta nell’VIII secolo su di un preesistente cenobio benedettino, nella sua sobria maestosità e solitudine rappresenta un monumento di rara bellezza che domina l’intera Valle Suppentonia. Gli inconsueti motivi architettonici di origine lombarda si innestano sugli schemi tradizionali delle basiliche paleocristiane che sopravvivono nell’architettura del Lazio, costituendone, con i moduli bizantini, una caratteristica peculiare
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Su un pianoro, al centro della Valle Suppentonio, nel luogo dove I'imperatore Nerone fece costruire il tempio di Diana cacciatrice, si eleva la Basilica di Sant'Elia in stile romonico, testimonianza di una gloriosa arte lontana e del famoso e antichissimo Monastero benedettino di cui le origini sono attribuite a San Benedetto da Norcia sul cadere del VI secolo ma di cui sono scarsi i documenti,
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La Basilica é nel carattere più puro delle basiliche romane antiche. Di semplici, nitide forme, mostra nettamente già all'esterno la sue pianta basilicale a tre navate con l'alto transetto e l'abside semicircolare, mentre all'interno apre una bella prospettiva longitudinale di colonnati continui, chiusa in fondo dagli arconi che delimitano il transetto. Lo spazio é unitario e luminoso, in pittorico contrasto con la penombra diffusa delle navate. Nella Basilica furono impiegate sculture dell'alto Medio Evo dei secoli VII-XI con funzioni decorative e ornamentali; i capitelli corinzi provenienti da monumenti romani, insieme a fusti di colonne.
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L'ambone é opera delle maestranze cosmatesche porticolarmente operose nella zona. Appena entrati nel tempio l'occhio del visitatore viene subito attratto dagli affreschi spartiti in grandi riquadri che, pur se in parti mutili, rappresentano uno dei più completi esempi di unitaria decorazione pittorica del Medio Evo in anologia con le più importanti pitture della scuola romana che si esprime come stile proprio intorno all'anno 1000 con i pittori romani Giovanni, Stefano e Nicola.
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