Caprarola - Monti Cimini e Lago di Vico Stampa E-mail
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  • Percorrendo la via Cassia, a non molta distanza da Viterbo, si scorge un gruppo di rilievi i cui profili conici richiamano subito l'immagine degli antichi vulcani che, nel corso del Pleistocene, squassarono con le loro immani eruzioni la quasi totalità del Lazio settentrionale. Nella zona dei monti Cimini si sovrappongono, in realtà, i prodotti di due centri eruttivi ben distinti e separati da un notevole lasso di tempo.
  • Il primo, il più antico, è quello del Monte Cimino (1053 m. di altezza), uno dei vulcani più antichi del Lazio (risale a 1.300.000 anni fa), che emetteva lave acide e poco fluide. Il Vulcano Vicano, invece, in parte tutelato dalla Riserva naturale del lago di Vico, è più recente (tra 800.000 e 1.000.000 di anni): ben diversa è la composizione chimica delle emissioni di quest'ultimo apparato, caratterizzato da rocce piu "basiche", povere cioè di selce e ricche di potassio.
  • Le ripetute eruzioni svuotarono con il tempo la camera magmatica sottostante il vulcano e portarono al crollo della sua base, con formazione della vasta "caldera" che in seguito venne colmata dalle acque, originando il lago di Vico.
  • Un'immensa esplosione finale, di tipo "freatico", cioé causata dalla vaporizzazione delle acque di infiltrazione a contatto con le residue lave del sottosuolo, rovesciò enormi quantità di pomici, ceneri e lapilli oltre l'orlo della caldera, in direzione della Valle del Tevere. Il piccolo rilievo del Monte Venere, interno alla caldera, è il risultato di un'emissione tardiva. Il bacino attuale di Vico, più piccolo di quello antico a causa della realizzazione di un canale riaperto nel XVI secolo, ha una superficie di circa 1200 ha e una profondità media di 22 m (la massima a di 45 m).
  • La ricchezza di minerali del suolo e la forte umidità atmosferica hanno consentito lo sviluppo di una lussureggiante copertura vegetale che formava sino all'epoca romana l'impenetrabile Sylva Cimina. Nel XVI secolo i Farnese abbassarono il livello delle acque attraverso un tunnel sotterraneo, già scavato in precedenza dagli Etruschi, per aumentare il pascolo e il terreno coltivabile.
  • Nel mezzo della vallata si erge il Monte Venere, 865 m. s.l.m., l'ultimo vulcano, spentosi circa 70.000 anni fa. Le vaste estensioni di faggi secolari, che superano i 35 m. d'altezza, si alternano a quelle di cerro, non meno maestosi, con esemplari d'alto fusto a portamento colonnare; altri esempi di tipi di vegetazione sono l'orniello, il carpino, il nocciolo selvatico, il rovere, il castagno, l'agrifoglio.
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  • Tra le specie presenti nel sottobosco, citiamo la scilla bifoglie, l'olivella, gli anemoni, la linaria purpurea, il ciclamino e il  narciso. Altrove la vegetazione originaria è stata sostituita da colture con noccioleti e castagneti. La Riserva comprende un ambiente paesistico fra i più belli d'Italia: ricchissimo è il suo patrimonio faunistico. La buona qualità delle acque permette la presenza di molte specie ittiche (luccio, persico reale, coregone, tinca). Numerosi gli anfibi, come la rana verde, la raganella, il rospo comune e quello smeraldino; tra i rettili, la natrice dal collare, la biscia d'acqua, la testuggine comune e il colubro di Esculapio.
  • Sulle sponde o sul pelo dell'acqua sono osservabili molti uccelli acquatici, dalle folaghe agli anatidi (come il moriglione, la moretta, il germano, il fischione, l'alzavola), presenti spesso a centinaia. Tra le altre specie, menzioniamo lo svasso maggiore, simbolo della riserva, gli aironi, la garzetta, il tarabusino, il porciglione, la sgarza ciuffetto, la pavoncella, la beccaccia e gli storni, che a migliaia passano le notti invernali sui salici delta ripa. Tra i rapaci, annoveriamo il lanario, il nibbio bruno, lo sparviero, la poiana, il falco di palude, il falco pellegrino.
  • Nei boschi vivono rapaci notturni come l'assiolo, il barbagianni, l'allocco, oltre al picchio verde, al picchio rosso, maggiore e minore, a al ciuffolotto. Consigliamo per il notevole interesse di visitare il sentiero lungo la palude, rifugio per migliaia di uccelli migratori e stanziali, prevalentemente acquatici, quali gli aironi e le anatre.