| La pizza, come si sa, é il piano nazionale italiano e pertanto non poteva mancare nella nostra Tuscia anche perché alcuni storici ne fanno risalire le origini agli Etruschi, nostri antenati, dal momento che in qualche dipinto ritrovato nelle tombe sembra di intravederne la presenza nei famosi banchetti. Successivamente comunque nella nostra regione la pizza é rimasta legata alla lavorazione del pane fatto in casa. Infatti era soprattutto in quel giorno che veniva preparata con la pasta stessa del pane e cotta nei forni a legna pubblici ormai quasi irreperibili, chiamati a Viterbo "panicocoli". Con l'apposita pala veniva appoggiata sul piano del forno che era stato appena pulito, quando le pareti del forno erano roventi e la temperatura di questo aveva raggiunto il massimo e cioé subito prima di iniziare la cottura del pane. Numerose erano le varietà e noi ricorderemo qui le più diffuse, sia per dovere di cronaca ma anche per aiutare coloro che, spinti dal desiderio del ritorno alle genuinità dei cibi e un pò anche dalla moda, si sono costruiti un piccolo forno a legna in casa e si dedicano a questo tipo di cucina rustica. A coloro invece che volessero cuocerle nei comuni forni elettrici casalinghi, suggeriamo di astenersi dal tentativo poiché essendo necessaria una temperatura superiore ai 250° non riteniamo che il risultato possa essere raggiunto facilmente a meno di non usare una piastra di ghisa che dovrà essere lasciata arroventare per qualche ora e sulla quale andrà poi messa a cuocere la pizza senza la teglia, deponendola con una pala di legno opportunamente infarinata per non farla attaccare o con un arnese analogo. L'operazione va compiuta però celermente poiché se il forno rimane aperto non avendo pareti che mantengono il calore la temperatura all'interno si abbassa immediatamente diventando quindi insufficiente. |
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