Montefiascone - La Basilica di S. Flaviano Stampa E-mail
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L’attuale basilica di S. Flaviano si rivela come prodotto di un divenire architettonico iniziato già in epoca romana. Il luogo infatti si prestava, grazie all’esistenza di una sorgente limitrofa al tracciato della strada Cassia, ad accogliere una "statio" e sicuramente, intorno a questo fermento accentrativo, si sviluppò in epoca romana un piccolo insediamento. Notizie sicure si hanno in un privilegio di papa Leone IV redatto nell’anno 853 "...assicuriamo a te Vescovo Virobono ed ai tuoi vescovi successori la chiesa di S. Maria, dove riposa il corpo del beato martire Flaviano, con il suo casale e borgo..." Purtroppo le poche testimonianze  architettoniche di questo antico edificio non permettono di ipotizzarne la forma e le dimensioni. Si sa soltanto che il livello della chiesa era più basso di ottanta centimetri circa e che l’orientamento della stessa  doveva essere ruotato di circa 15° o 20°. Inoltre si ha testimonianza di un arredo presbiteriale carolingio grazie ad alcuni frammenti di pluteo, transenna o ciborio rinvenuti durante gli ultimi lavori di restauro.

Montefiascone - Chiesa S. Flaviano

Montefiascone - Chiesa S. Flaviano

Nel 1032 la piccola chiesa di S. Maria, ormai in rovina, venne ricostruita totalmente e dedicata al martire Flaviano. Una lapide, oggi murata all’interno della contro facciata, ci dà notizia dell’avvenimento e ne attribuisce il merito al fervore del popolo di Montefiascone ed alla munificenza di un certo Lando. La costruzione originale presentava, oltre a evidenti legami con l’ambiente lombardo, delle soluzioni architettoniche particolari. Essa infatti riuniva, con risultato di raro equilibrio, le due tendenze morfologiche dell’architettura romanica e cioè quella basilicale, longitudinale, delineata da tre navate e dal perimetro  esterno rettangolare, e quella radiale, a pianta centralizzata, tipica dei battisteri, rilevabile  sia nella pianta interna, tendenzialmente ovoidale, sia nelle absidi raggiate e nella conformazione dello pseudo - matroneo che si sviluppa come ambulacro perimetrico.
Per quanto riguarda la datazione delle varie strutture di questo periodo c’è da dire che al primitivo progetto unitario si sovrapposero, nel corso dei due o tre secoli successivi, inevitabili manomissioni. All’inizio del XIV secolo alla chiesa romanica venne aggiunto un prolungamento, una nuova facciata in stile gotico ed inoltre vennero rialzate le navate laterali. Durante il XV secolo vennero costruite le varie cappelle esistenti sul lato sinistro della chiesa. La convivenza di questi stili creò un effetto di illusoria unitarietà che i limitati interventi successivi non riuscirono ad intaccare.

I capitelli

  • La tipologia e l’epoca dei capitelli è varia a causa del lungo tempo trascorso per il completamento dell’edificio. A un romanico più antico appartengono quelli dei pilastri vicini all’altare che, pur ispirati alle decorazioni dei capitelli cubici bizantini, riescono a manifestare una loro autonomia di tipo lombardo. Tipicamente romanici i capitelli delle colonne centrali dove, tra le foglie ed i caulicoli, si trovano inserite due figure umane  raffiguranti un ironico custode della chiesa il quale indicando un messaggio scolpito alla sommità del pulvino e sull’imposta dell’arco, si tocca la barba.
OSSERVANDO CON MERAVIGLIA LA CHIESA
LA NOSTRA BARBA RIGUARDATE
DELLA CHIESA SONO IL SORVEGLIANTE
PER SCHERNIRE GLI STOLTI  BEN SCOLPITO
  • Sul capitello dell’altro pilastro romanico di sinistra, tra i vari animali, spiccano alcuni leoni che divorano uomini, forse martiri cristiani. I capitelli delle semicolonne addossate alle lesene distribuite lungo il deambulatorio e lungo le navate sembrano appartenere ad un romanico più tardo. Alcuni risultano non terminati, altri più o meno inglobati in opere successive. Due delle semicolonne che li sostengono sono scanalate, una è tortile. Agli inizi del  Trecento risalgono invece i due capitelli  gotici dei pilastri di fronte all’ingresso. Nel destro, quasi mimetizzato da motivi floreali, è scolpito un pellicano, figura allegorica del Cristo, che si squarcia il petto per nutrire  con il proprio sangue i suoi piccoli.
 
Capitelli della Basilica

Gli affreschi

  • Il complesso pittorico della chiesa è opera di pittori di diversa formazione ed è riferibile ai secoli XIV-XVI. I vari affreschi quindi non costituiscono un ciclo omogeneo ma presentano stili e soluzioni di scuole differenti. I più importanti sono quelli esistenti nella prima cappella da sinistra e nel prolungamento costruito  agli inizi del Trecento, originariamente decorato anche nelle volte. Nella contro facciata di sinistra si trova l’interessante ciclo delle storie di S. Caterina, illustrato con scene  tratte dalla "legenda Aurea" della martire d’Alessandria, riferibile alla scuola romana e probabilmente ad un allievo del Cavallini. Di scuola toscana sono invece le storie di S. Nicola, gli altri affreschi della prima campata di destra, altri della contro facciata e "L’incontro dei tre vivi con i tre morti": nel dipinto tre falconieri si imbattono  in tre scheletri che gesticolano, in alto S. Macario, che fece parlare un teschio toccandolo con una mano, li indica ammonendo da un cartiglio:
  • PENSATE QUOD ESTIS ET QUOD NON VITARE  POTENTIS
  • La  prima cappella a sinistra, detta degli Innocenti, costituisce una rilevante  testimonianza dell’arte viterbese del XV secolo. Aggiunta al corpo della chiesa nel Quattrocento, venne decorata dal pittore viterbese Antonio del Massaro detto "il Pastura" nel 1499, su committenza dei coniugi Onori che compaiono ritratti tra i fregi della stessa volta. L’affresco sulla parete di fondo è invece opera di un mediocre pittore locale.

Particolare di affresco delle pareti interne della Basilica (XIV-XVI sec)

La sepoltura di Defuc o dell’Est Est Est

  • Nella terza cappella a sinistra è collocata la pietra tombale del famoso personaggio  che ha dato vita alla leggenda dell’Est Est Est. La storia di questo nobile signore, che andando in viaggio verso Roma si faceva procedere da un servitore che gli segnalasse con un "est" i luoghi dove avesse trovato del buon vino, è nota a tutti. Come tutti che lo stesso, giunto a Montefiascone e scopertovi un triplice "est", qui si fermò e tanto vino bevve che alla fine morì. Così infatti ricorda l’epigrafe  posta al di sopra della lapide.
EST EST EST
PER IL TPROPPO EST QUI GIACE MORTO
IL MIO SIGNORE GIOVANNI DEUC
  • Ma forse non tutti sanno che a Montefiascone, in suo onore, ogni anno  si svolge una rievocazione storica in costume inserita nel contesto della tradizionale Fiera del Vino, solitamente organizzata durante la prima quindicina di Agosto. Al corteo partecipano centinaia di personaggi. Cavalieri, soldati, dame, autorità comunali, paggi, sbandieratori e naturalmente Giovanni Deuc con il fedele servo Martino.

La tomba di Defuk



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