Verso la fine del XV secolo il clero ed il popolo di Montefiascone sentirono la necessità di ricostruire totalmente la chiesa contenente le reliquie di S. Margherita, ormai inadatta al accogliere degnamente la cattedra episcopale voluta da Urbano V nel 1369. Si iniziò quindi a riedificare l’importante edificio che, grazie a una serie di ambiziosi progetti, avrebbe caratterizzato il panorama di Montefiascone in maniera determinante.
Chiesa inferiore o Cripta di S. Lucia Filippini: La severa struttura centralizzata, che costituisce la chiesa inferiore, rivela l’impronta dell’esperienze bramantesche, mediate forse dallo stesso architetto fiorentino Antonio di Stefano che compare negli antichi documenti come "fabbricator ecclesiae Sanctae Margarite". L’edificio, che nei secoli passati visse all’ombra della sovrastante cattedrale e quindi risultò piuttosto trascurato, ha acquistato una nuova dignità grazie al recupero voluto dal vescovo Lugi Boccadoro nel 1962, che in quella occasione lo consacrò a S. Lucia Filippini.
Oltre al corpo della santa, deposto nell’urna sottostante l’altare centrale, la cripta accoglie i resti del cardinal Marco Antonio Barbarico, fondatore del seminario di Montefiascone e dell’istituto delle Maestre Pie, vescovo della nostra diocesi dal 1687 al 1706, il sarcofago marmoreo di monsignor Giovanni Rosi, vescovo di Montefiascone dal 1911 al 1951, decorato da quattro statue rappresentanti le virtù cardinali, la sepoltura dell’arcivescovo Tommaso Legnetti. Nelle nicchie perimetrali è stata recentemente collocata una monumentale via Crucis costituita da quindici gruppi scultorei in terracotta, opera del maestro Mario Vinci
Nel vano laterale, sottostante al coro, si trova la cappella del fonte battesimale. Le tre vetrate, opera di padre Ugolino da Belluno, raffigurano, iniziando da sinistra, i simboli delle virtù teologali Fede, Speranza, Carità, il battesimo di Cristo, e le tre forme di battesimo. Di acqua, di sangue e di desiderio. Le sculture bronzee di fonte, gli altorilievi marmorei dell’altare e la tomba del vescovo Rosi sono opera dello scultore Dante Ruffini.
Statua di S. Margherita
L’attuale costruzione, che emerge dal nucleo abitato in maniera caratteristica e potente, è il risultato finale dei numerosi interventi che, iniziati nei primi anni del Cinquecento, si sono protratti sino alla fine del secolo scorso. Il primo progetto della chiesa venne elaborato dall’architetto Michele Sanmicheli, con la probabile collaborazione di Antonio da Sangallo il Giovane. Il gravoso impegno della fabbrica procedette a rilento e soltanto nei primi anni del 600 fu possibile coprire la costruzione, giunta all’altezza del tamburo, con un tetto che sostituì la cupola esterna prevista dal Sanmicheli.
La comunità di Montefiascone, dopo il grande sforzo durato più di cento anni, poté quindi riprendere fiato e recuperare energie. L’occasione per ricominciare i lavori scaturì incidentalmente dall’incendio che, nella notte del venerdì santo del 1670, distrusse l’interno della chiesa ed il tetto. La cattedrale esigeva la sua copertura originale e la comunità decise di rispolverare il vecchio progetto del Sanmicheli. Il vescovo card. Paluzio Altieri dette l’incarico all’architetto Carlo Fontana il quale, sensibile alle conquiste del barocco e attento alle esperienze del Borromini, modificò il disegno originale e realizzò una cupola più vicina alle esigenze estetiche del proprio tempo.
La grande cupola, ricoperta di piombo e caratterizzata da costoloni scanalati, venne inaugurata il 16 dicembre 1674. Le torri campanarie e la facciata furono invece disegnate nel 1840 dall’architetto piacentino Paolo Gazola, incaricato dal Cardinal Vincenzo Macchi di terminare l’importante edificio. Il Gazola, con un intervento al limite fra neoclassicismo e romanticismo, realizzò una facciata ostentatamente semplice rielaborando elementi tipicamente palladiani. Due nicchie laterali, contenenti le statue di S. Flaviano e S. Margherita, patroni di Montefiascone, e un timpano classico, sorretto da colonne ioniche e sormontate dallo stemma del cardinal Macchi, sono gli unici elementi decorativi inseriti nella lineare facciata. Infine nel 1890, per volontà del vescovo Alessandro Spoglia, vennero realizzate, dal pittore Luigi Fontana, le decorazioni pittoresche e scultoree.
Le decorazioni
Gli affreschi che decorano gli otto spicchi della cupola rappresentano il trionfo dei patroni e dei santi che ebbero relazione con Montefiascone. Nel tamburo sono dipinte alcune scene del martirio dei tre patroni della città e due avvenimenti storici accaduti durante il soggiorno di papa Urbano V a Montefiascone. Ai lati delle pitture trovano posto le statue dei quattro Evangelisti e degli Apostoli, più in alto quelle di otto angeli simboleggianti le Virtù o le Beatitudini. In basso, inseriti al lato delle arcate di quattro cappelle, i busti dei Padri della Chiesa alternati ad altre decorazioni. Al centro due angeli che sorreggono lo stemma gentilizio del cardinale Giudo Ascanio Sforza, a sinistra e a destra altri angeli simboleggianti le Virtù teologali e la verità. La Fede con la croce, la Speranza con l’ancora, la Carità con la fiaccola, la Verità con la tromba. Sopra l’arcata dell’ingresso è collocato lo stemma di papa Clemente X, che finanziò la costruzione della cupola, e gli stemmi di Leone XIII e del vescovo Gentilucci.
Gli altari
La prima cappella laterale, sulla destra entrando, è dedicata a S. Martino. Nel dipinto seicentesco sovrastante l’altare, attribuito al pittore Bernardini Gagliardi, sono raffigurati S. Martino vescovo, S. Martino di Tours, una santa non identificata e la Vergine circondata da angeli. Ai lati due lastre tombali. Una di Valerio Tartarico, vescovo di Alatri, originario di Montefiascone, l’altra di mons. Girolamo Bentivoglio, vescovo della diocesi dal 1580 al 1601. Nella tela della successiva cappella troviamo S. Elena imperatrice e S. Vincenzo Ferreri.
L’altare, originariamente dedicato a S. Giovanni Battista, venne intitolato a S. Vincenzo nel XVIII secolo. La terza cappella successiva è quella dell’altare maggiore, dedicata a Santa Margherita. Oltre ad alcune decorazioni pittoriche di carattere biblico possiamo ammirare una statua marmorea della patrona inserita in una nicchia sorretta da quattro colonne fatta realizzare dal cardinal Aldrovandi. Le tele ovali ai lati sono opera del pittore Pietro Gagliardi e raffigurano S. Flaviano e S. Felicita, compatroni della città.
Troviamo poi la cappella dedicata alla madonna del Rosario e quella del Sacramento, decorata da una terracotta invetriata di scuola robbiana, opera di Benedetto Buglioli, raffigurante S. Benedetto, la Madonna in trono e Santa Bibiana. In basso piccole formelle con scene ispirata alla. nascita di Gesù. Ai lati della terracotta due affreschi raffiguranti le visione dell’angelo della Rivelazione a S. Margherita Alacoque e l’apparizione di Gesù alla stessa Santa. Infine, l’ultima cappella, dedicata a S. Giuseppe, nella quale si trova una tela raffigurante la morte del Santo, opera del pittore Mattia Alessandri.
Particolare - La Vergine con in basso S. Martino e S. Flaviano e S. Felicita
Transito di S. Giuseppe (particolare - Mattia Alessandri
Il tesoro
Nel corso dei secoli, grazie alle donazioni ed ai testamenti, il Capitolo della cattedrale si è trovato depositario di un autentico tesoro composto da quadri, sculture e arredi sacri. Fra i tenti oggetti ed opere d’arte si evidenzia la statua marmorea di S. Margherita opera del XIII sec. attribuita ad Arnoldo di Cambio. Tre busti reliquiari in argento di S. Margherita, s. Flaviano e S. Felicita realizzati nel XV - XVI secolo, una statua lignea del Redentore, opera di Ippolito Scalza (XVI sec.), che viene esposta sull’altare maggiore nel periodo pasquale, un quadro del pittore Sebastiano Conca rappresentante le nozze di Giacomo III d’Inghilterra con la principessa polacca Maria Clementina Sobieska, celebrate il 1 settembre 1719 presso il palazzo vescovile di Montefiascone; un parato in quarto ricamato in oro dono del beato Urbano V 8 1369); un parato in quarto di ermisino detto "della regina" ricamato in oro anche della stessa regina Sobieska che lo donò.
La Cripta di S. Margherita
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Dati tecnici
L’altezza della chiesa dal piano della piazza è di circa 48 metri e dal piano della cripta è di 57 metri. Il diametro interno della cupola è di 27 metri, la lanterna è alta 6 metri e le torri campanarie 35 metri. La cupola, compresa la lanterna e il capolino è alta 23 metri.