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II paese é raccolto intomo al castello Baronale, imponente maniero con torrioni angolari. Nella chiesa di Santa Maria si conserva una reliquia di Sant'Orsio cui viene dedicata a gennaio ed agosto la singolare "Sagra della zuppa". Nella zona di Fontiloro si fanno notare i resti di un insediamento romano dell'età augustea. Secondo alcuni venne fondata dai profughi dell'etrusca Vejo dopo la distruzione da parte dei romani nel 396. a. C. E' probabile, comunque, che Veiano fosse già un piccolo pagus etrusco della lucumonia veientana. Nei dintomi, nelle località Alteto, Ischia e Fontiloro, si intravedono, tra la campagna, resti di insediamenti etruschi e romani tra cui una villa del periodo augusteo.
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Le origini dell'attuale paese risalgono al XIII secolo; il castello appartenne ai Vico, agli Anguillara, agli Orsini e ad altri Signori tra cui i Santacroce (1493) cui si devono consistenti interventi in favore delle coltivazioni con I'introduzione anche dei prodotti del "nuovo mondo": il pomodoro e la patata. Giorgio Santacroce, in linea con le politiche di rinnovamento volute dai Famese, restaurò la chiesa e il castello. Successivamente, nel 1671, il feudo passò agli Alfieri e recentemente ai Rampolla di Napoli. Di queste alteme vicende é testimone il castello Baronale, che é stato più volte abbattuto e ricostruito nel corso dei secoli.
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L'ultima riedificazione, dopo i bombardamenti dell'ultima guerra mondiale, é storia dei nostri giorni. Il maniero, a forma triangolare con un torrione ad ogni angolo e mura munite di fortini, e il monumento pia rappresentativo del paese il cui centro storico si é notevolmante ridotto in seguito alle frane, nella parte meridionale, delle vecchie abitazioni. E' qui che si ammira la chiesa di Santa Maria, ricostruita agli inizi del Cinquecento su preesistenti strutture e rifatta nel Settecento. Conserva una reliquia di Sant'Orsio e il corpo di Sant'Emilio. A ridosso delle ultime case diroccate sul ciglio del banco tufaceo, resiste all'usura del tempo la cappella gentilizia dei Santarroce, costruita in forme rinascimentali su disegno attribuito a Sangallo il Giovane, che custodisce i sepolcri di Onofrio, Scipione e Giorgio Santacroce.
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