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Terra antica dei Falisci che qui hanno lasciato tracce indelebili della loro presenza, poi degli Etruschi; travolti a assorbiti dentro la civiltà romana. L'antica Falerii era situata sul tracciato della Via Amerina, chiamata così perché‚ conduceva fino ad Amelia in Umbria a tagliava tutto l'agro falisco. La sua importanza dovette essere nel passato così significativa tanto da essere sede di vescovato già nel V secolo. Falerii Novi con le possenti mura perimetrali che la cingevano per ben due chilometri e le sue 50 torri svettanti dà ancora oggi l'idea della potenza di tale antico insediamento. Nel sottosuolo della cittadella, dove nel X secolo i Benedettini costruirono lo splendido complesso di Santa Maria in Falerii, vi sono tombe e cunicoli: Nel Medioevo subì la feroci dell'invasione dei Barbari; la tirannia dei Di Vico e poi passò ai Farnese che la incamerarono nel Ducato di Castro.
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Fin dal Paleolitico Superiore (9.000 - 10.000 anni fa) la zona fu scelta, per le sue favorevoli condizioni, da popolazioni autoctone, ma solo con i Falisci raggiunse il periodo più fiorente. Le rivalità e le alleanze con gli Etruschi contro Roma causarono, nel III secolo a.C., la loro sconfitta e la sottomissione ai Romani, che distrussero Falerii Veteres costringendo i superstiti a trasferirsi dentro la cinta di Falerii Novi, principale colonia romana nel medesimo secolo. Ancora oggi si vedono le possenti mura perimetrali, lunghe oltre due chilometri, che con le 50 torri d'avvistamento proteggevano l'abitato. Il grande banco di peperino grigio su cui si arrocca il centro storico di Fabrica offrì il materiale necessario al nuovo insediamento. Solo poche tracce testimoniano la presenza in loco di un antico abitato falisco distrutto dall'incuria e dal tempo. Per oltre mille anni non ci sono notizie dell'esistenza della città. Nel 1093 d.C., secondo il Chronicon Farfense II, il "Fundo Fabricae" fu donato da Ildebrando di Odelerio al Monastero di Farfa, ma già nell'Alto Medioevo faceva sicuramente parte dei possedimenti papali, difesi dai Prefetti di Roma che, ad iniziare dalla potente famiglia De Vico, dominarono il Patrimonio di S. Pietro in tutta la Tuscia e nel Viterbese, anche se sovente in lotta con il Papato e con Roma a favore dell'Impero. Nel 1536 il castello di Fabrica fu ceduto in enfiteusi ai Della Rovere, ma già nel 1539, per decisione del Papa Paolo III Farnese, passò alla famiglia di quest'ultimo, che ne rimase proprietaria fino al 1649.
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Il periodo tra il 1545 ed il 1589 fu tra i più felici per Fabrica specie sul piano culturale (tra i beni dell'Archivio Storico un "Codice Farnesiano" che raccoglie e sintetizza ordinanze e disposizioni), ma anche con la costruzione, il restauro e l'abbellimento di edifici sia privati che pubblici.
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Tornato il feudo sotto l'amministrazione della Camera Apostolica, varie aree vennero prima concesse in enfiteusi e poi acquistate dalla famiglia Cencelli, tra cui la Rocca e il Castello, passato ora in proprietà della contessa Mariani Bianchi Ninni, che ne ha curato personalmente il restauro. Per Regio Decreto, il 13 gennaio 1873 il nome della città divenne Fabrica di Roma e Nicola Pacelli, Priore dal 1855, fu nominato primo Sindaco.
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