- Cellere é un insediamento medievale di antichissime origini etrusche, situate tra le verdi colline dell'Alta Tuscia Viterbese sulla direttrice della s.s. 312 Castrense compresa tra il lago di Bolsena e la riviera tirrenica di Montalto di Castro. Arroccato sul crinale stretto e allungato di una colata di tufo litoide fuoriuscita nel Pleistocene dal vulcano Volsinio, domina dall'alto la Valle del fiume "Timone", affluente di sinistra del Fiora, sulla quale si snodano itinerari turistico paesaggistici inseriti in un ecosistema ancora roteo. La sua posizione "deflata" rispetto alle grandi vie di comunicazione, ha contribuito a conservare le originali caratteristiche strutturali e socio-culturali. Di grande valore architettonico é la chiesa rinascimentale dedicata al patrono S. Egidio Abate, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane su commissione del cardinale Alessandro Farnese (Papa Paolo III), realizzata net primo quarto del sec. XVI prima che Cellere entrasse a far parte del Ducato di Castro farnesiano. E' un raro esempio di opera chiesastica del Sangallo nell'Alta Tuscia e, come posto chiaramente in luce da illustri relatori nel corso di un convegno organizzato dal Comune nell'Aprile 1999 presso la chiesa medesima, costituisce certamente un momento fondamentale nell'evoluzione artistica dell'architetto fiorentino, per l'originalità delle sue caratteristiche architettoniche e l'influsso bramantesco sulla concezione progettuale.
- L’antico borgo di Cellere, situato nel cuore della Maremma laziale, si aggrappa ad uno sperone di roccia tufacea ed è circondato da campagne e colline, in un paesaggio incantato e profondamente segnato dai solchi dei fossi che lo fiancheggiano. Il paese, tagliato a metà dalla strada principale così come usava un tempo, offre singolari visioni panoramiche della Valle del Tevere. Singolare anche l’origine del nome: deriva da "Cerere", Dea delle Messi, a sottolineare la ricchezza del luogo. Secondo altre interpretazioni, esso ha origini ancora più antiche e sarebbe un retaggio del periodo etrusco: deriverebbe da "celle", e cioè magazzini. Sembra infatti che in quell’epoca il luogo venisse utilizzato come granaio di Vulci. Ancora oggi Cellere ha un’economia prevalentemente agricola: la coltura preminente è quella dell’olivo, premiata dalla C.E.E con il riconoscimento D.O.C "Canino" per la qualità davvero pregiata dell’olio che se ne ricava.
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Il personaggio più famoso di Cellere é Domenico Tiburzi, uno degli esponenti leggendari del brigantaggio maremmano del XIX secolo. Lo chiamavano il "re del Lamone", in riferimento alla terribile selva, ai confini con la Toscana, fra i ruderi di Castro e il laghetto di Mezzano.Tliburzi amministrava la giustizia, secondo d rituale "derubare i ricchi per donare ai poveri". ll primo colpo, all'età di quindici anni (inverno del 1852) fu compiuto ai danni dei marchesi Guglielmi: bottino, un pugno di fieno per sfamare l'asina del padre, che per l'eccezionale freddo di quell'anno, non aveva nulla da mangiare.
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Il primo omicidio é quello del 1867 quando uccise una guardia campestre, certo Del Bono, che lo aveva redarguito e multato per averlo sorpreso con le sue bestie macilente a sconfinare nei pascoli di casa Guglielmi. Fece epoca, nel 1872, la sua fuga, insieme ad altri detenuti, dal bagno penale di Corneto (Tarquinia). La sua vita avventurosa, costellata di rapine ed omicidi, ebbe fine nell'ottobre del 1896: in seguito ad una "spiata", fu sorpreso dai carabinieri in un casale di campagna presso Capalbio e ucciso dal brigadiere Demetrio Giudici.
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