- Canepina, piccolo centro agricolo incastonato nei secolari boschi di castagni nel cuore dei Monti Cimini, si trova sul declivio di una conca boscosa, alla confluenza di due corsi d'acqua. La storia del paese è sempre stata legata, con alterne vicende, a quella dello Stato Pontificio. Soggetta fin dal secolo VIII al governo della Chiesa, passò sotto la guida di Viterbo a partire dal secolo XI. Fu nuovamente dominio papale fino a quando non venne ceduta dal cardinale Alessandro Farnese, poi Paolo III, al figlio Pier Luigi.
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Questi, signore delle terre e dei feudi riuniti nel 1537 sotto il ducato di Castro, fece erigere una residenza, oggi sede del Comune. Ancora nel 1649, a causa di continue controversie tra la Chiesa e i Farnese, Castro venne distrutta, per ordine di Innocenzo X, e il Ducato di Castro con le terre annesse tornò sotto l'amministrazione della Camera Apostolica.
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Oggi il centro storico presenta una struttura tipicamente medievale, conservando monumenti interessanti ed antiche tradizioni. Canepina è oggi famosa per la grande produzione di castagne alla quale si lega, ogni anno, una spettacolare festa.
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Dalla fine di settembre a metà ottobre i dintorni di Canepina sono frequentati, specialmente la domenica, da centinaia di "cercatori", di tutte le età, intenti a raccogliere le castagne che cadono lungo i bordi della strada. E' un modo diverso di trascorrere il fine settimana che rimanda ai tempi passati, quando questo frutto dei monti Cimini costituiva il sostegno povero dell'alimentazione, grazie alle sue qualità nutrizionali. La castagna é infatti ricca di calorie (carboidrati e materie azotate), con alto contenuto in glucidi. Se ne ricavava la farina, utile anche alla preparazione del pane e del castagnaccio. L'albero (castanea sativa) originario dell'Asia Minore, é famoso per la sua longevità: il più noto, nei pressi di Acireale, vanta non meno di quattro millenni di età. Con le foglie si ricava un estratto fluido che ha fama di sedativo nella pertosse. Ne esistono più varietà; quella più apprezzata, per la grandezza e il sapore, viene detta "marrone". Oggi la castagna, da alimento povero, é diventata un ingrediente per cucine sofisticate. A parte le caldarroste, tanto ricercate nelle serate autunnali accanto ad un bicchiere di vino, c'é una lunga teoria di piatti, come la zuppa di ceci e castagne, il tacchino con il ripieno di castagne, l'arrosto di maiale con castagne, il purè di castagne ecc. Largo impiego anche nei dolci: cannoli di castagne, marmellata di castagne, charlotte di castagne, crostata di castagne e i famosi marrons glacés.
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Il "fieno" é una pasta all'uovo leggerissima che gli abitanti del posto chiamano "maccaroni". La sfoglia viene tagliata a mò di capelllini che si condiscono con una salsa a base di pomodoro (semmai arricchita da rigaglie di pollo) e formaggio pecorino. Per renderli ancora più soffici, le massaie, una volta scolati, li "asciugano" su un panno di canapa; ne risulta un piano super tra i più tipici della Tuscia Viterbese. Gustosi anche i "ceciliani", una sorta di bucatini (acqua, uova e farina) ricavati a mano, utilizzardo un ferro da calza. II condimento é lo stesso. "Maccaroni" e "ceciliani" vengono serviti nelle trattorie del posto insieme ad altri piatti tradizionali come il pollo in padella, il coniglio alla cacciatora, i fagioli in umido, la carne e le salsicce alla brace. Nel mese di ottobre, in occasione della sagra delle castagne, é possibile gustare queste specialta in una decina di cantine del centro storico, segnalate presso l'uscio da grandi bracieri per le salsicce, la bruschetta e le caldarroste. Le cantine, a volte monumentali sono servite attraverso i secoli a vari usi: attualmente per la conservazione del vino e delle castagne.
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I Monti Cimini |
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