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| La Macchina |
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La Macchina di Santa Rosa è una torre luminosa del peso di quasi 50 ql. e alta 28 m. con in cima la statua della santa che, ogni anno, la sera del 3 settembre, attraversa in centro di Viterbo, appositamente resa al buio; è trasportata da cento facchini e ricorda il trasporto effettuato il 4 settembre del 1258 del corpo della santa dalla chiesa in cui era sepolto a quella del monastero delle clarisse, che oggi è il santuario a Lei dedicato.
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La traslazione del corpo fu voluta da Papa Alessandro IV, che seguì il corteo accompagnato da numerosi cardinali. Da quel momento, i viterbesi, devoti alla giovane santa (divenuta patrona e protettrice della città) dettero vita al tradizionale trasporto. Inizialmente la macchina era un semplice baldacchino sormontato dalla statua della santa, poi si a costruire macchine sempre più alte a spese dei nobili della città. Le prime notizie che si hanno di un ideatore e costruttore della macchina risalgono al 1690. A partire dal XVIII secolo, le spese di costruzione e trasporto della macchina sono state assunte dalla municipalità. La macchina venne rinnovata ogni 5 anni con un appalto concorso bandito dal Comune.
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Quella che attualmente viene trasportata è del 1998, ideata da Andreoli, Cappabianca e Cesarini e costruita da Contaldo Cesarini, si chiama Tertio millenio adveniente - Una Rosa per il Duemila e contiene i simboli della devozione della città e a Santa Rosa, delle guglie e delle vasche che rappresentano Viterbo, dell'ascesa verso l'alto (archi gotici) e del desiderio di "essere vicini all'altissimo" (corona di angeli a sostegno della figura di Santa Rosa).
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Il Percorso della Macchina
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Il trasporto della Macchina di Santa Rosa avviene su un percorso di circa un chilometro che prevede cinque soste. La Macchina si muove da Porta Romana alle ore 21 del 3 settembre su ordine del capo dei Facchini di Santa Rosa, dopo che i Facchini hanno ricevuto, nella vicina chiesa di S. Sisto, la benedizione in "articulo mortis".
La prima sosta è a piazza Fontana Grande.
La seconda è prevista in piazza del Plebiscito davanti al Palazzo Comunale e alla Prefettura. Prima di appoggiarla sui cavalletti i Facchini fanno compiere alla Macchina uno o più giri su se stessa in segno di riverenza e di saluto agli ospiti che assistono al trasporto.
La terza sosta è a Piazza delle Erbe, accanto alla famosa fontana con i leoni.
La quarta davanti alla Chiesa del Suffragio, prima di affrontare la parte più stretta di Corso Italia.
La quinta e ultima sosta viene effettuata a Piazza Verdi e precede l'ultimo tratto, tutto in salita, che i Facchini compiono di corsa con l'ausilio di altri venti che tirano la Macchina con le corde. E' questo il momento più delicato del percorso per il dislivello della strada che porta al Santuario. La Macchina viene poi definitivamente appoggiata sui cavalletti nella piazza antistante il santuario. |
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I Facchini
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I Facchini, ovvero il gruppo delegato dalla comunità per effettuare il Trasporto e che simbolicamente offre se stesso per il riscatto di tutti; costituiscono il "motore della Macchina di Santa Rosa" e sono gli interpreti principali del Trasporto, i veri protagonisti dello spettacolo. Tutti i Facchini e gli aspiranti tali devono superare la "prova di portata": introdotta nel 1968, consiste nel trasportare sulle spalle per circa 90 metri una "cassetta" riempita con lastre di ghisa del peso complessivo di 150 chilogrammi. La "prova" si svolge ogni anno alla fine di giugno all'interno dell'ex-chiesa di Santa Maria della Pace: chiesa sconsacrata, è stata concessa dal Comune ai costruttori della Macchina nel 1920 per tutto quanto concerneva la costruzione e la conservazione dei pezzi della Macchina. Le prove vengono valutate da una commissione che, in base ai risultati, stila la formazione che effettuerà il trasporto il successivo 3 settembre. La posizione che ogni facchino assumerà durante il trasporto viene stabilita in base all'altezza e, soprattutto, all'esperienza. I Facchini che hanno effettuato un maggior numero di trasporti sono, in genere, posizionati sotto la base della Macchina e vengono chiamati "ciuffi", dal particolare copricapo in cuoio imbottito, utilizzato per proteggere la zona cervicale, sulla quale ricade il peso maggiore. Ai lati della base si trovano le "spallette", così chiamate perché durante il Trasporto sostengono la Macchina appoggiandola sulla spalla, e si distinguono in "spallette fisse" e "spallette aggiuntive"; queste ultime entrano in formazione solo nei tratti più larghi del tragitto.
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Le "stanghette" si trovano davanti e dietro la struttura e hanno un compito molto importante, quello di attenuare le oscillazioni (dette accollate) della Macchina durante il trasporto. Gli "addetti alle corde" e gli "addetti alle leve" intervengono solo nell'ultimo tratto del percorso: la salita. Mentre i primi tirano due lunghe funi agganciate nella parte anteriore della Macchina, gli altri spingono quattro leve posizionate dietro: il loro compito è quello di apportare nuove forze a sostegno della formazione e di sostenere la costruzione, spingendola in avanti per far si che rimanga stabile e che il peso sia distribuito equamente. Completano la formazione i "Cavalletti", gli addetti ai supporti in legno sui quali la Macchina viene appoggiata durante le "soste". La formazione è guidata dal "Capo Facchino", uomo di grande esperienza scelto tra i facchini che contano almeno 20 anni di trasporti; è aiutato, in questo arduo compito, da quattro "guide" poste agli angoli della Macchina che intervengono nei tratti più stretti del percorso. I Facchini hanno una divisa che indossano nell'ambito dei festeggiamenti in onore di Santa Rosa e per qualche uscita pubblica, magari nell'ambito del volontariato. Essa è composta da: camicia bianca, pantaloni bianchi alla zuava, calzettoni bianchi, scarponcini neri con stringhe, fazzoletto bianco legato in testa "alla pirata" e fascia rossa in vita;i colori hanno il un significato simbolico: il bianco indica la purezza, in onore della Santa ed il rosso deve riportare alla mente l'abito cardinalizio dei primi uomini che trasportarono il Santo Corpo. il Capo Facchino e le guide hanno al contrario i pantaloni neri e una fascia con i colori di Viterbo (giallo e azzurro) a tracolla. |
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"FioredelCielo".
Il basamento richiama gli elementi architettonici dei quartieri medioevali di Viterbo, come le scalinate e le fontane, e quelli iconografici tipici della città, come i leoni e le palme. Al di sopra, tre grandi eliche si avvolgono verso il cielo accompagnate da nove angeli trionfanti. "FioredelCielo" è illuminata da centinaia di candele e impreziosita da centinaia di rose rosse. All'interno tre globi di diversi colori rappresentano le fasi della vita di Santa Rosa: l'ultimo la sostiene in una nuvola di luce.
CARATTERISTICHE
Materiali: Acciaio, alluminio, polistirolo, stucco, pittura ad acqua, tessuto trevira Struttura: Traliccio in acciaio e alluminio Illuminazione: LED, luci alogene, candele Colore: Oro, rosso, verde, ocra Decori: 900 rose Dimensioni: 6 x 4.3 x h 28 m Peso: 5 tonnellate |
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